A rischio rifornimenti, consegne e disponibilità di prodotti nei supermercati

Dal 16 al 20 ottobre gli autotrasportatori di Sicilia e Calabria hanno proclamato un fermo dei mezzi pesanti per protestare contro il caro gasolio e l’aumento dei costi di trasporto, che rendono sempre più difficile sostenere le spese delle imprese. In Sicilia, la protesta potrebbe proseguire fino al 22 ottobre, quando è previsto anche lo sciopero nazionale dei pescatori. Si tratta, però, di mobilitazioni territoriali distinte e non di uno sciopero nazionale unitario degli autotrasportatori.

1. Sicilia: camion fermi e possibili problemi alimentari

Il Comitato Trasporto Siciliano ha annunciato il fermo dei mezzi dal 16 al 20 ottobre, con possibili iniziative nei porti fino al 22. Secondo il rappresentante Salvatore Bella, i camion resteranno nei piazzali e non verranno scaricate alcune navi che trasportano frutta, verdura e generi alimentari destinati ai supermercati.

  • La protesta mira a richiamare l’attenzione del governo sui rincari del carburante, dei trasporti e delle materie prime.

  • Le perdite per le imprese potrebbero raggiungere 700-900 euro al giorno per ogni mezzo.

  • Vengono contestati anche gli oneri del sistema europeo ETS sulle emissioni, che aumentano i costi dei collegamenti marittimi.

  • Il blocco potrebbe causare ritardi nelle consegne e carenze di prodotti freschi nei supermercati.

2. Calabria: difficoltà nei rifornimenti

Anche in Calabria, la Fedralog ha proclamato il fermo degli autotrasportatori dal 16 al 20 ottobre, a causa dell’aumento delle spese di gestione, soprattutto del gasolio.

Nel Cosentino sono già stati segnalati distributori senza benzina e diesel e lunghe code presso gli impianti ancora riforniti. Per il 16 ottobre sono stati annunciati anche presidi di agricoltori e operatori del settore a Rende, Montalto Uffugo e in altre località.

3. Puglia: proteste e blocchi stradali

In Puglia la situazione è complicata dalla contemporanea mobilitazione di autotrasportatori, agricoltori, olivicoltori e lavoratori dell’ex Ilva di Taranto.

  • Nel Foggiano si sono svolti cortei e presidi di camion e trattori a Cerignola e nei pressi del casello di Poggio Imperiale, sull’A14.

  • Altre manifestazioni hanno interessato il Brindisino.

  • A Taranto sono stati organizzati blocchi vicino alla raffineria Eni e allo stabilimento siderurgico.

  • I disagi hanno coinvolto anche la statale 106 Jonica e la statale 7, rallentando la circolazione e il trasporto delle merci.

Le proteste degli olivicoltori sono legate anche al calo delle quotazioni dell’olio.

4. Benzina e diesel: problemi anche in Basilicata

Le difficoltà nel trasporto del carburante stanno provocando scorte ridotte o esaurite in diversi distributori pugliesi. A Bari sono state segnalate difficoltà nelle forniture presso alcune stazioni dei marchi Enilive, IP e Q8, anche a causa dei problemi nei collegamenti da Napoli.

Secondo Giuseppe Greco, presidente regionale di Assopetroli, se la situazione dovesse continuare, i disagi potrebbero diventare più gravi nel giro di una settimana.

Anche in Basilicata si sono formate code presso i distributori ancora riforniti, soprattutto a Potenza e in altri Comuni. A Matera è intervenuta la Polizia municipale per gestire il traffico vicino ad alcune stazioni di servizio.

Le carenze di carburante hanno avuto ripercussioni anche sui servizi pubblici di Taranto:

  • Kyma Mobilità ha rimodulato le corse degli autobus in base alle scorte disponibili.

  • Kyma Ambiente ha segnalato possibili rallentamenti nella raccolta dei rifiuti.

5. Conseguenze sulla spesa e sulla distribuzione delle merci

Il protrarsi delle proteste potrebbe compromettere l’intera filiera logistica, dal trasporto delle materie prime alla consegna dei prodotti alimentari.

I rischi principali riguardano:

  • Le merci deperibili, come frutta e verdura, che necessitano di consegne rapide.

  • I rifornimenti dei supermercati, con possibili ritardi e scaffali parzialmente vuoti.

  • La disponibilità di carburante, necessaria sia per i cittadini sia per i servizi pubblici.

  • L’aumento dei prezzi, perché i maggiori costi di trasporto potrebbero ricadere sulle imprese e, successivamente, sui consumatori.

L’Unatras ha chiesto al governo un confronto urgente per affrontare il prezzo del gasolio, garantire la sostenibilità economica delle imprese di trasporto ed evitare che le proteste locali provochino interruzioni più ampie dei rifornimenti.

In conclusione: la mobilitazione nasce principalmente dal caro carburante e dall’aumento dei costi di gestione dei trasporti. I blocchi in Sicilia, Calabria e Puglia stanno già causando difficoltà nella circolazione e nei rifornimenti. Se le proteste dovessero proseguire, potrebbero aumentare i problemi per i servizi pubblici, la distribuzione dei prodotti alimentari e i prezzi al consumo.

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